Il bene comune

Nel cuor della battaglia, aggrappato a una fune

Il grande ammiraglio osservava la lotta

E ordinò nel nome del bene comune:

"Che affondi una nave e si salvi la flotta".

E i fiumi vanno al mare e il mare ha sempre sete

Il piatto piange, il baro ride gettando la sua rete.


E al tenente, che chiedeva quale consegnare ai flutti,

Il grande ammiraglio rispose: "Non importa"

"Una qualunque e che eroici siano i lutti"

"Una qualunque ma non questa che mi porta".

E i fiumi vanno al mare e il mare ha sempre sete

Il piatto piange, il baro ride: sei già nella sua rete.


Ma quando fu palese che al nemico interessava

Proprio lo scafo su cui l' ammiraglio stava

Con senso dell' onore ordinò con tono grave:

"Che affondi la flotta e si salvi la mia nave".

E i fiumi vanno al mare e il mare ha sempre sete

Il piatto piange, il baro ride contando le monete.


E anche oggi è tradizione che moderni condottieri

Ci parlin di "valori" e, puoi giurarci, son sinceri

Valori che spartiscon col padrone e con il prete

Tra noi e loro sono inconciliabili le mete.


Così frodò l' ingenua plebe Agrippa - e fu con dolo

L' inganno suo fu dolce come un bacio sulla guancia

Dicendo che padroni e servi sono un corpo solo

Tacendo che i padroni di quel corpo son la pancia.

E i fiumi vanno al mare e il mare ha sempre sete

Il piatto piange, il baro ride: tu semini e lui miete.

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