A difesa della povertà o a garanzia della povertà?

07.05.2017

Secondo lo stregone-capo di Roma, occuparsi dei poveri non è comunismo ma vangelo.
Assolutamente d' accordo: il comunismo è in realtà il peggior nemico dei poveri, al punto che si pone come obiettivo di far scomparire loro ed il senso stesso della parola "povero".

"Povero", infatti, è un termine puramente relativo; connota il fatto di avere meno risorse rispetto ad altri, cosa possibile nel mondo dell' homo homini lupus. Ma l' uomo si è già dato modi di interazione, organizzazioni e sistemi produttivi in cui tale termine non ha affatto ragion d' essere.

SI pensi ad una fabbrica, in cui i vari reparti producono l' uno per l' altro: esiste un addetto all' imballaggio "povero", ossia a cui non viene passato il materiale da imballare? Se esiste, il danno non è tanto per l' addetto stesso quanto per la fabbrica intera, per la catena produttiva. Questa non è utopia: questo è il modo in cui funziona la produzione in tutto il mondo capitalistico.


La chiesa può invece ergersi senza alcun timore a vero campione a difesa dei poveri; dirò di più (visto che all' idealismo piace parlare per "universali") a difesa della povertà stessa.

Come potrebbero essere esercitate le virtù fondamentali del cristianesimo - quale la carità - laddove non ci fossero diseredati, persone trascinate alla disperazione dal gorgo del bisogno?

La chiesa sventola alta la propria bandiera, sul quale è ricamato a lettere d' oro il motto: "Dove c' è un povero, c' è la chiesa"; più in basso, scritto col sangue di milioni di vittime del sistema, compare il corollario: "Dove c' è la chiesa, i poveri non mancheranno".