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Parla chi può fare concorrenza alle iene
Parla chi racconta solo quel che conviene
Parla chi evitò di dire il vero
Come questo fosse un toro e lui un torero
Parla chi non sa più quando mente
Parlan tutti e chi tace acconsente

Parla chi ha svenduto la propria coscienza
Parla chi sa bene che si sta meglio senza
Parla chi ne ha sempre fatto a meno
L' ha sentita nominar solo da Zeno
Parla chi l' ha venduta a più gente
Parlan tutti e chi tace acconsente

Parla chi ti dice "i soldi non sono tutto"
Poi ritorna serio e va a godersene il frutto
Parla chi ha capito molto presto
Che non paga l' onestà: paga l' onesto
Parla solo per dir "non so niente"
Parlan tutti e chi tace acconsente

Parla chi ha venduto la sua penna al mercato
Parla chi l’ ha venduta con se stesso attaccato
Parla chi assicura il suo sostegno
Al nome che può legger sull’ assegno
Parla molto chi lo fa servilmente
Parlan tutti e chi tace acconsente

Parla chi si scaglia contro la tirannia
Parla chi ha mangiato pane e democrazia
E dice: “Gli uomini eguali furon fatti,
Perciò quel che sta bene a me sta bene a tutti!”
Parla disinteressatamente
Parlan tutti e chi tace acconsente

Parlan tutti questi con un tono metallico
Ed il loro viso ha un qualcosa di fallico
E la bocca più che per parlare
Sembra fatta per eiaculare
Parlano e da dir non han niente
Loro parlano e chi tace acconsente

Muore insieme all’ usignolo il canto fatto in gabbia
Io canto al mondo intero perché viva la mia rabbia

Il ricordo fa sbocciare il vero come un fiore
Ma anche la più grande impresa, se non cantata, muore
Ed io per questo grido perché tutti sappian bene:
Niente meglio del silenzio rende salde le catene

Un recinto può servire a rinchiudere i maiali
Ma come uno steccato può fermare chi ha le ali?
Ogni uomo riesce a dire che può fare quel che vuole
Ora prova a dirlo ancora senza usare le parole

Aspetti una risposta, speri te la porti il vento
Ma la voce sua ti dice: “Stai sprecando solo tempo!
Non credere che il vento possa esser tuo profeta
Perché nessun vento è buono per la nave senza meta”

Accendiamo un grande fuoco che rischiari tutto quanto
Che bruci le catene e del buio squarci il manto

Io non sono il fuoco che nella notte brilla
Io non sono il fuoco, no: io sono la scintilla
Nel cuor della battaglia, aggrappato a una fune
Il grande ammiraglio osservava la lotta
E ordinò nel nome del bene comune:
"Che affondi una nave e si salvi la flotta".
E i fiumi vanno al mare e il mare ha sempre sete
Il piatto piange, il baro ride gettando la sua rete.


E al tenente, che chiedeva quale consegnare ai flutti,
Il grande ammiraglio rispose: "Non importa!
Una qualunque e che eroici siano i lutti:
Una qualunque... ma non questa che mi porta".
E i fiumi vanno al mare e il mare ha sempre sete
Il piatto piange, il baro ride: sei già nella sua rete.


Ma quando fu palese che al nemico interessava
Proprio lo scafo su cui l' ammiraglio stava
Con senso dell' onore ordinò con tono grave:
"Che affondi la flotta e si salvi la mia nave".
E i fiumi vanno al mare e il mare ha sempre sete
Il piatto piange, il baro ride contando le monete.


E anche oggi è tradizione che moderni condottieri
Ci parlin di “valori” e, puoi giurarci, son sinceri
"Valori" che spartiscon col padrone e con il prete:
Tra noi e loro sono inconciliabili le mete


Così frodò l' ingenua plebe Agrippa - e fu con dolo
L' inganno suo fu dolce come un bacio sulla guancia
Dicendo che padroni e servi sono un corpo solo
Tacendo che i padroni di quel corpo son la pancia.
E i fiumi vanno al mare e il mare ha sempre sete
Il piatto piange, il baro ride: tu semini e lui miete
Passa il tempo si sa non c’è verso
E il tempo con te è tempo perso
I sogni di carta prendon subito fuoco
Ma poi si spengono a poco a poco

Ti chiudi in un buco con matite e colori
Disegni un mondo migliore di quello che hai chiuso fuori
Ma senti le risate ad ogni soffio di vento:
non siam noi chiusi fuori, sei tu chiuso dentro

Fai di tutto per non restar sveglio
Dici che dormire ti fa star meglio
Meglio chiuder gli occhi ed ignorare il male:
Direi che la morte è il tuo stato ideale

Ognuno raccoglie quello che ha seminato
Alcuni avranno miele ed altri letame
Qualcuno ha fatto bene molti hanno sbagliato
E chi non semina niente muore di fame


Sei dalla parte della libera espressione
Purché esercitata con moderazione
Approvi il potente e il suo concetto di pace:
Non c’ è sofferenza se chi soffre tace

Hai visto la sorte colpir lo sventurato:
Con lo sguardo contrito hai fatto un passo di lato
L’ hai visto affondare ogni istante più in basso:
Hai trovato opportuno spostarti di un altro passo

Hai visto il potere colpire l’ innocente
“Chi sono per giudicare?” hai detto indifferente
Ma adesso che il tuo turno infine è venuto
Non c’ è più nessuno a cui chiedere aiuto

Ognuno raccoglie quello che ha seminato
Alcuni avranno miele ed altri letame
Qualcuno ha fatto bene molti hanno sbagliato
E chi non semina niente muore di fame

Il porcile è il posto per un maiale
La catena accoglie chi vive da schiavo
Nel disprezzo dei giusti vive chi compie il male
Ma neanche dell’ inferno è degno l’ ignavo
Son fermo alla stazione aspetto di vedere il treno
Son fermo alla stazione aspetto di sentire il treno
Vorrei tanto farlo a pezzi ma non posso farne a meno

Un treno sta partendo e va nel posto che io sogno
Un treno sta partendo e va proprio dove sogno
Io anche oggi vado dove mi ordina il bisogno

E sembra d’essere spettatori del proprio destino
Che spreco guardare la vita da dietro un finestrino

E sui vagoni il gregge indifferente
Stipato al caldo con più pancia che cervello
Bela le lodi dei viaggi ferroviari
E il treno corre e noi facciam finta di niente
Ma a me non basta un viaggio comodo al macello
E grido forte: “Dirotta i binari”


Un fischio mi attraversa ed il fumo vela il cielo
Un fischio ci attraversa e fumo nero oscura il cielo
Il treno inghiotte un carico di bestie senza pelo

E sembra d’essere spettatori del proprio destino
Che spreco guardare la vita da dietro un finestrino

E sui vagoni il gregge indifferente
Stipato al caldo con più pancia che cervello
Tesse le lodi dei viaggi ferroviari
E il treno corre e noi facciam finta di niente
Ma a me non basta un viaggio comodo al macello
E grido forte: “Dirotta i binari”
Conosci la stanza dei servi?
È quella coi fiori dipinti
Ha porte e cancelli però sono finti
Unico oblò: la TV

E dentro alla stanza dei servi
Ti mandano dei professori
Impari che dentro stai meglio che fuori
E tacere è una grande virtù
Negli alloggi della servitù

Insegnano a tutti noi servi
A ornare le nostre catene
E che, se ti picchiano, è per il tuo bene
Subisci o si arrabbia Gesù

Soffrir nella stanza dei servi
Succede soltanto a pensare
Che un cane stia meglio se senza collare
Mordiam chi ci affranca quaggiù
Negli alloggi della servitù

E ti crescon con fiabe che saranno i tuoi sogni
Finirai per sentire come tuoi i loro bisogni
Ma la senti strisciante quell' insoddisfazione
Di chi recita senza passione
Un ruolo di cui altri han scritto il copione


Ti abitui alla stanza dei servi
Col tempo diventerà usuale
Perfino l' assurdo diventa normale
E un mondo diverso è tabù

Ti cambia la stanza dei servi
Un uomo si adatta a tutto
E s'inventa il bello nel regno del brutto
E scordi che sei anche tu
Negli alloggi della servitù.

E ti crescon con fiabe che saranno i tuoi sogni
Finirai per sentire come tuoi i loro bisogni
Ma la senti strisciante quell' insoddisfazione
Di chi recita senza passione
Un ruolo di cui altri han scritto il copione
È assecondando la propria natura
Che la ghianda diventa quercia
Che l' impresa diventa matura
Per mutar la speranza in successo
E che un uomo diventa se stesso

Siamo nati per far grandi cose
Chi sul palco, chi su troni aviti
Così come chi li ha costruiti
Chi tagliando il traguardo per primo
Chi insegnando a quell' uomo il cammino

Non è meglio un assaggio di gioia
Che una ricca porzione di noia?

Ogni vita racconta una storia
Ogni uomo racconta un cammino
Che sia prosa o poesia cosa importa:
Raccontare la tua è il tuo destino!

Quando il dubbio ti porterà a un bivio
Lancia in alto la tua monetina
Mentre ruota nel cielo leggera
Il tuo cuore urlerà quel che spera


E pur deviando nel caso opportuno
Sia quell' urlo a guidare il tuo volo
La bussola è fissa sul polo
Col bel tempo, tempesta o bonaccia
Ed è quello che è giusto che faccia

Perché è meglio una lotta tenace
Che vagar sopra a un mare che non piace

Ogni vita racconta una storia
Ogni uomo racconta un cammino
Che sia prosa o poesia cosa importa:
Raccontare la tua è il tuo destino!

Quando il dubbio ti porterà a un bivio
Lancia in alto la tua monetina
Mentre ruota nel cielo leggera
Il tuo cuore urlerà quel che spera
S'è vero che la notte, anche se lunga, anche se scura,
Nasconde in grembo il giorno, suo assassino
Se è vero che la notte, anche se è lunga e fa paura
Nasconde in grembo il prossimo mattino
Di notte allora il giorno è già in cammino

Se è vero che ogni fine di un inizio è nascondiglio
Perché nell' una l' altro è già compreso
E se quel che comincia di quel che finisce è figlio
Il frutto che ora gusti già contiene
Il seme di domani, gioie e pene

E il fiume scorre, anche se a volte scorre lento,
Il fiume scorre e chi coltiva raccoglie


Se è vero che la pioggia d' oggi è il pane di domani
Se a terra è presto atteso quel che vola
Se maneggiar denaro annerisce cuori e mani
Chi col sopruso al tavolo banchetta
Nel letto già l' attende la vendetta

E il fiume scorre, anche se a volte scorre lento,
Il fiume scorre e chi coltiva raccoglie

Brucia fuoco
Divori il legno che ti dà la vita e ridi
Dei suoi tormenti e della sua agonia tu vivi
Ma bruciando ti uccidi


...e chi coltiva raccoglie
Cinque banditi, cinque lupi affamati
Verso il villaggio cavalcavano armati
Cento paesani a organizzare una difesa
Ma ognuno soltanto per la propria casa
E invece che cinque contro venti ciascuno
Per cento volte fu cinque contro uno.

Saggio Catone, censore di Roma
Solo una macchia sulla tua fama:
Mai fra gli schiavi nei tuoi molti poderi
Portaron concordia i tuoi modi austeri
Rispose Catone: “La discordia fra loro
Fu senza dubbio il mio capolavoro”.

Divide et impera!

Così Vespasiano disse Tito, suo figlio
“Ti lascio un impero ed aggiungo un consiglio
Ti lascio il dominio sulla terra e sul mare
E il segreto con cui lo potrai conservare;
Così a me fu detto ed ora a te io lo dico:
Dai ogni giorno ai tuoi sudditi un nemico”

“Dividi la gente in stranieri e romani
Chiamali ebrei, cristiani e pagani
Questi precetti è importante che osservi
E non chiamar te padrone e non chiamar loro servi
Perché la tua fine è far sapere a costoro
D’ esser altro da te e uguali fra di loro”

Divide et impera!

Nella savana la vita e la morte
Sono sentenze della legge del più forte
Non riesce a capire il branco che fugge
Che un leone, da solo, soccombe alla legge
E nella savana regna ancora colui
Che vive da sempre sull’ignoranza altrui
Scende la solita via il "cumenda" Valente
Amico del primo ministro, persona influente
Distinto e assai ricercato come gli è usuale
Ricercato sarebbe davvero in un paese normale.

Passa e con occhio severo osserva tutto nel mentre
La fama sua lo precede e più ancora il suo ventre
Ventre costretto a fatica nell' ampio vestito
Si dice che sia superato solo dal suo appetito.

Ma un indovino mi ha detto ieri
Che ha visto il futuro e tu non c' eri
E io di questo sono sicuro:
Se ci sei tu non può esserci futuro.


Gran Mecenate dell' arte e dell' informazione
Finanzia giornali, periodici e la televisione
Opinion leader e direttori a lui devono il posto
Ce li ha a libro paga ma è umile e ce li ha di nascosto.

Patrono anche della libertà e della democrazia
A lui deve molto anche il capo della polizia
Si sente un po' come un pastore alla guida del gregge
E per tosarlo ricorre allo sbirro e detta la legge.

Ma un indovino mi ha detto ieri
Che ha visto il futuro e tu non c' eri
E io di questo sono sicuro
O muori o non ci sarà futuro.


Sui media appare di rado e abbaglia le masse
Parlando di interesse comune e concordia di classe
Esorta commosso al martirio il lavoratore
Abbonda di lacrime come ogni altro alligatore.

Ma un indovino mi ha detto ieri
Che ha visto il futuro e tu non c' eri
E io di questo sono sicuro
O muori o non ci sarà futuro
Perfino un fiammifero può fingersi il sole
All’ occhio che guarda prigioniero della notte
Perfino un sonnifero è un balsamo al cuore
Piegato dal peso di speranze interrotte

Diffido del merito, non credo al valore
Di ciò che si nutre di buio e dolore


Non c’è un solo antidoto che non debba al veleno
La propria esistenza, il suo essere necessario
Ma insieme al pericolo si sa viene meno
In eguale misura il bisogno del suo contrario

Diffido di chi mi propone la cura
Al male di cui il suo prestigio è creatura


Ma un sistema che dà il mondo intero in pasto ai maiali
Cosa mai può prometterti se non letame a quintali?

Le strutture del potere alacri al lavoro
A risolvere guai che non avresti senza di loro
Seminatori di male, venditori di cura
Il potere germoglia su forza, bisogno e paura
Seminatori di male, venditori di cura
Il potere germoglia sui semi bisogno e paura

Ringrazio l’ uomo che ha spiegato il gioco alle pedine
E che il fine giustifica i mezzi solo se qualcosa giustifica il fine
E a quanti è chiesto di morire da quanti stan brindando
Ha detto “è tempo di capire e se non adesso, quando?”

Ringrazio l’ uomo che ha detto che la forza del padrone
È convincere il servo che è giusto pagare l’ affitto della prigione
Convincerti che è giusto armare la mano che ti sta schiacciando
Mentre è tempo di lottare e se non adesso, quando?

Ringrazio lo schiavo Spartaco che col proprio esempio ha mostrato
Che due soltanto sono le strade per chiunque sia nato:
o sopravvivere da schiavo o rischiare da uomo lottando
Tu scegli da quale parte stare e se non adesso, quando?

Album Info

Tutti i brani sono scritti da Roberto Maratea, tranne:

  • "Gli alloggi della servitù": testo di Roberto Maratea, musica di Roberto Maratea/Simone Spreafico
  • "Seminatori di male, venditori di cura": testo di Roberto Maratea, musica di Simone Spreafico

Arrangiamenti

"La scintilla", "Chi tace acconsente", "Dirotta i binari" e "Se non adesso quando?" sono arrangiate ed eseguite da: Alessandro Battistini, Alex Chiesa, Francesco Cimini, Arnaldo Ripamonti e Simone Spreafico.

Tutti gli altri brani sono arrangiati ed eseguiti da: Alex Chiesa, Claudio Colombini, Arnaldo Ripamonti e Simone Spreafico.

Registrazione

Registrato nel settembre 2019 da Matteo Tovaglieri presso lo studio di registrazione "The Shelter" di Meda.

Artwork

L'immagine di copertina è opera di Orlando Amelia, a cui va il nostro ringraziamento.

Dulcis in fundo

Un ringraziamento particolare a Paolo Glerean per il prezioso contributo su "Gli alloggi della servitù" e "Il bene comune".