Copertina

La bussola

È assecondando la propria natura Che la ghianda diventa quercia Che l' impresa diventa matura Per mutar la speranza in successo E che un uomo diventa se stesso Siamo nati per far grandi cose Chi sul palco, chi su troni aviti Così come chi li ha costruiti Chi tagliando il traguardo per primo Chi insegnando a quell' uomo il cammino Non è meglio un assaggio di gioia Che una ricca porzione di noia? Ogni vita racconta una storia Ogni uomo racconta un cammino Che sia prosa o poesia cosa importa: Raccontare la tua è il tuo destino! Quando il dubbio ti porterà a un bivio Lancia in alto la tua monetina Mentre ruota nel cielo leggera Il tuo cuore urlerà quel che spera E pur deviando nel caso opportuno Sia quell' urlo a guidare il tuo volo La bussola è fissa sul polo Col bel tempo, tempesta o bonaccia Ed è quello che è giusto che faccia Perché è meglio una lotta tenace Che vagar sopra a un mare che non piace Ogni vita racconta una storia Ogni uomo racconta un cammino Che sia prosa o poesia cosa importa: Raccontare la tua è il tuo destino! Quando il dubbio ti porterà a un bivio Lancia in alto la tua monetina Mentre ruota nel cielo leggera Il tuo cuore urlerà quel che spera

La scintilla

Muore insieme all’ usignolo il canto fatto in gabbia Io canto al mondo intero perché viva la mia rabbia Il ricordo fa sbocciare il vero come un fiore Ma anche la più grande impresa, se non cantata, muore Ed io per questo grido perché tutti sappian bene: Niente meglio del silenzio rende salde le catene Un recinto può servire a rinchiudere i maiali Ma come uno steccato può fermare chi ha le ali? Ogni uomo riesce a dire che può fare quel che vuole Ora prova a dirlo ancora senza usare le parole Aspetti una risposta, speri te la porti il vento Ma la voce sua ti dice: “Stai sprecando solo tempo! Non credere che il vento possa esser tuo profeta Perché nessun vento è buono per la nave senza meta” Accendiamo un grande fuoco che rischiari tutto quanto Che bruci le catene e del buio squarci il manto Io non sono il fuoco che nella notte brilla Io non sono il fuoco, no: io sono la scintilla

Il bene comuna

Nel cuor della battaglia, aggrappato a una fune Il grande ammiraglio osservava la lotta E ordinò nel nome del bene comune: "Che affondi una nave e si salvi la flotta". E i fiumi vanno al mare e il mare ha sempre sete Il piatto piange, il baro ride gettando la sua rete. E al tenente, che chiedeva quale consegnare ai flutti, Il grande ammiraglio rispose: "Non importa! Una qualunque e che eroici siano i lutti: Una qualunque... ma non questa che mi porta". E i fiumi vanno al mare e il mare ha sempre sete Il piatto piange, il baro ride: sei già nella sua rete. Ma quando fu palese che al nemico interessava Proprio lo scafo su cui l' ammiraglio stava Con senso dell' onore ordinò con tono grave: "Che affondi la flotta e si salvi la mia nave". E i fiumi vanno al mare e il mare ha sempre sete Il piatto piange, il baro ride contando le monete. E anche oggi è tradizione che moderni condottieri Ci parlin di “valori” e, puoi giurarci, son sinceri "Valori" che spartiscon col padrone e con il prete: Tra noi e loro sono inconciliabili le mete Così frodò l' ingenua plebe Agrippa - e fu con dolo L' inganno suo fu dolce come un bacio sulla guancia Dicendo che padroni e servi sono un corpo solo Tacendo che i padroni di quel corpo son la pancia. E i fiumi vanno al mare e il mare ha sempre sete Il piatto piange, il baro ride: tu semini e lui miete

L' ignavo

Passa il tempo si sa non c’è verso E il tempo con te è tempo perso I sogni di carta prendon subito fuoco Ma poi si spengono a poco a poco Ti chiudi in un buco con matite e colori Disegni un mondo migliore di quello che hai chiuso fuori Ma senti le risate ad ogni soffio di vento: non siam noi chiusi fuori, sei tu chiuso dentro Fai di tutto per non restar sveglio Dici che dormire ti fa star meglio Meglio chiuder gli occhi ed ignorare il male: Direi che la morte è il tuo stato ideale Ognuno raccoglie quello che ha seminato Alcuni avranno miele ed altri letame Qualcuno ha fatto bene molti hanno sbagliato E chi non semina niente muore di fame Sei dalla parte della libera espressione Purché esercitata con moderazione Approvi il potente e il suo concetto di pace: Non c’ è sofferenza se chi soffre tace Hai visto la sorte colpir lo sventurato: Con lo sguardo contrito hai fatto un passo di lato L’ hai visto affondare ogni istante più in basso: Hai trovato opportuno spostarti di un altro passo Hai visto il potere colpire l’ innocente “Chi sono per giudicare?” hai detto indifferente Ma adesso che il tuo turno infine è venuto Non c’ è più nessuno a cui chiedere aiuto Ognuno raccoglie quello che ha seminato Alcuni avranno miele ed altri letame Qualcuno ha fatto bene molti hanno sbagliato E chi non semina niente muore di fame Il porcile è il posto per un maiale La catena accoglie chi vive da schiavo Nel disprezzo dei giusti vive chi compie il male Ma neanche dell’ inferno è degno l’ ignavo

Gli alloggi della servitù

Conosci la stanza dei servi? È quella coi fiori dipinti Ha porte e cancelli però sono finti Unico oblò: la TV E dentro alla stanza dei servi Ti mandano dei professori Impari che dentro stai meglio che fuori E tacere è una grande virtù Negli alloggi della servitù Insegnano a tutti noi servi A ornare le nostre catene E che, se ti picchiano, è per il tuo bene Subisci o si arrabbia Gesù Soffrir nella stanza dei servi Succede soltanto a pensare Che un cane stia meglio se senza collare Mordiam chi ci affranca quaggiù Negli alloggi della servitù E ti crescon con fiabe che saranno i tuoi sogni Finirai per sentire come tuoi i loro bisogni Ma la senti strisciante quell' insoddisfazione Di chi recita senza passione Un ruolo di cui altri han scritto il copione Ti abitui alla stanza dei servi Col tempo diventerà usuale Perfino l' assurdo diventa normale E un mondo diverso è tabù Ti cambia la stanza dei servi Un uomo si adatta a tutto E s'inventa il bello nel regno del brutto E scordi che sei anche tu Negli alloggi della servitù. E ti crescon con fiabe che saranno i tuoi sogni Finirai per sentire come tuoi i loro bisogni Ma la senti strisciante quell' insoddisfazione Di chi recita senza passione Un ruolo di cui altri han scritto il copione

Chi tace acconsente

Parla chi può fare concorrenza alle iene Parla chi racconta solo quel che conviene Parla chi evitò di dire il vero Come questo fosse un toro e lui un torero Parla chi non sa più quando mente Parlan tutti e chi tace acconsente. Parla chi ha svenduto la propria coscienza Parla chi sa bene che si sta meglio senza Parla chi ne ha sempre fatto a meno L' ha sentita nominar solo da Zeno Parla chi l' ha venduta a più gente Parlan tutti e chi tace acconsente. Parla chi ti dice "i soldi non sono tutto" Poi ritorna serio e va a godersene il frutto Parla chi ha capito molto presto Che non paga l' onestà: paga l' onesto Parla solo per dir "non so niente" Parlan tutti e chi tace acconsente. Parla chi ha venduto la sua penna al mercato Parla chi l’ ha venduta con se stesso attaccato Parla chi assicura il suo sostegno Al nome che può legger sull’ assegno Parla molto chi lo fa servilmente Parlan tutti e chi tace acconsente. Parla chi si scaglia contro la tirannia Parla chi ha mangiato pane e democrazia E dice: “Gli uomini eguali furon fatti, Perciò quel che sta bene a me sta bene a tutti!” Parla disinteressatamente Parlan tutti e chi tace acconsente. Parlan tutti questi con un tono metallico Ed il loro viso ha un qualcosa di fallico E la bocca più che per parlare Sembra fatta per eiaculare Parlano e da dir non han niente Loro parlano e chi tace acconsente.

Il fiume scorre

S'è vero che la notte, anche se lunga, anche se scura, Nasconde in grembo il giorno, suo assassino Se è vero che la notte, anche se è lunga e fa paura Nasconde in grembo il prossimo mattino Di notte allora il giorno è già in cammino Se è vero che ogni fine di un inizio è nascondiglio Perché nell' una l' altro è già compreso E se quel che comincia di quel che finisce è figlio Il frutto che ora gusti già contiene Il seme di domani, gioie e pene E il fiume scorre, anche se a volte scorre lento, Il fiume scorre e chi coltiva raccoglie Se è vero che la pioggia d' oggi è il pane di domani Se a terra è presto atteso quel che vola Se maneggiar denaro annerisce cuori e mani Chi col sopruso al tavolo banchetta Nel letto già l' attende la vendetta E il fiume scorre, anche se a volte scorre lento, Il fiume scorre e chi coltiva raccoglie Brucia fuoco Divori il legno che ti dà la vita e ridi Dei suoi tormenti e della sua agonia tu vivi Ma bruciando ti uccidi ...e chi coltiva raccoglie

Divide et impera

Cinque banditi, cinque lupi affamati Verso il villaggio cavalcavano armati Cento paesani a organizzare una difesa Ma ognuno soltanto per la propria casa E invece che cinque contro venti ciascuno Per cento volte fu cinque contro uno. Saggio Catone, censore di Roma Solo una macchia sulla tua fama: Mai fra gli schiavi nei tuoi molti poderi Portaron concordia i tuoi modi austeri Rispose Catone: “La discordia fra loro Fu senza dubbio il mio capolavoro”. Divide et impera! Così Vespasiano disse Tito, suo figlio “Ti lascio un impero ed aggiungo un consiglio Ti lascio il dominio sulla terra e sul mare E il segreto con cui lo potrai conservare; Così a me fu detto ed ora a te io lo dico: Dai ogni giorno ai tuoi sudditi un nemico” “Dividi la gente in stranieri e romani Chiamali ebrei, cristiani e pagani Questi precetti è importante che osservi E non chiamar te padrone e non chiamar loro servi Perché la tua fine è far sapere a costoro D’ esser altro da te e uguali fra di loro” Divide et impera! Nella savana la vita e la morte Sono sentenze della legge del più forte Non riesce a capire il branco che fugge Che un leone, da solo, soccombe alla legge E nella savana regna ancora colui Che vive da sempre sull’ignoranza altrui

Seminatori di male, venditori di cura

Perfino un fiammifero può fingersi il sole All’ occhio che guarda prigioniero della notte Perfino un sonnifero è un balsamo al cuore Piegato dal peso di speranze interrotte Diffido del merito, non credo al valore Di ciò che si nutre di buio e dolore Non c’è un solo antidoto che non debba al veleno La propria esistenza, il suo ruolo necessario Ma insieme al pericolo, si sa, viene meno In eguale misura il bisogno del suo contrario Diffido di chi mi propone la cura Al male di cui il suo prestigio è creatura Un sistema che dà il mondo intero in pasto ai maiali Cosa mai può prometterti se non letame a quintali? Le strutture del potere alacri al lavoro A risolvere guai che non avresti senza di loro Seminatori di male, venditori di cura Il potere germoglia su forza, bisogno e paura Seminatori di male, venditori di cura Il potere germoglia sui semi bisogno e paura

Se non adesso, quando?

Ringrazio l’ uomo che ha spiegato il gioco alle pedine E che il fine giustifica i mezzi solo se qualcosa giustifica il fine E a quanti è chiesto di morire da quanti stan brindando Ha detto “è tempo di capire e, se non adesso, quando?” Ringrazio l’ uomo che ha detto che la forza del padrone È convincere il servo che è giusto pagare l’ affitto della prigione Convincerti che è giusto armare la mano che ti sta schiacciando Mentre è tempo di lottare e, se non adesso, quando? Ringrazio lo schiavo Spartaco che col proprio esempio ha mostrato Che due soltanto sono le strade per chiunque sia nato: o sopravvivere da schiavo o rischiare da uomo lottando Tu scegli da quale parte stare e, se non adesso, quando?

Album Info

Tutti i brani sono scritti da Roberto Maratea, tranne: "Gli alloggi della servitù": testo di Roberto Maratea, musica di Roberto Maratea/Simone Spreafico "Seminatori di male, venditori di cura": testo di Roberto Maratea, musica di Simone Spreafico

Arrangiamenti

"La scintilla", "Chi tace acconsente" e "Se non adesso quando?" sono arrangiate ed eseguite da: Alessandro Battistini, Alex Chiesa, Francesco Cimini, Roberto Maratea, Arnaldo Ripamonti e Simone Spreafico. Tutti gli altri brani sono arrangiati ed eseguiti da: Alex Chiesa, Claudio Colombini, Roberto Maratea, Arnaldo Ripamonti e Simone Spreafico.

Registrazione e pubblicazione

Registrato nel settembre 2019 da Matteo Tovaglieri presso lo studio di registrazione "The Shelter" di Meda. Pubblicato il 5 maggio 2020 su Soundcloud e su Compact Disc a tiratura limitata.

Artwork

La grafica di copertina, fronte e retro, è opera di Orlando Amelia, a cui va il nostro ringraziamento.

Dulcis in fundo

Un ringraziamento particolare a Paolo Glerean per il prezioso contributo su "Gli alloggi della servitù" e "Il bene comune".


Da dove nasce il titolo dell'album? Da questo passo di un grande rivoluzionario:

"L'esigenza di abbandonare le illusioni sulla sua [dell'uomo] condizione è l'esigenza di abbandonare una condizione che ha bisogno di illusioni... La critica ha strappato dalla catena i fiori immaginari, non perché l'uomo porti la catena spoglia e sconfortante, ma affinché egli getti via la catena e colga i fiori vivi".

Filo conduttore dell'album non è tanto dare risposte quanto innescare domande. Le canzoni offrono prospettive diverse per fenomeni noti; suggeriscono una visione della realtà che non sia quella imposta da chi ha il potere di imporla, bensì il punto di vista di chi il potere lo subisce: di quel possente orso tenuto alla catena da un fanciullo e convinto di esserne prigioniero.