Il piccolo principe

20.09.2019

Stasera ho messo a letto mio figlio, e l'ho lasciato con in mano "Il piccolo principe". Ho voluto farlo innamorare di questo libro, prima di abbandonarlo alla lettura: gli ho letto la prima pagina, che parla di come ai grandi si debba sempre spiegare tutto, e ho acceso un piccolo dibattito con lui.

P(apà): Anche a te sembra che i grandi non capiscano le cose più ovvie?

F(iglio): (ride)

P: Beh, perché ridi? Non ti capita mai di pensarlo?

F: (pensa qualche istante) Non è che non capiscono... è che capiscono in modo diverso

P: Forse vedono in modo diverso... Da cosa può dipendere?

F: Perché ognuno vede le cose in base a come le fa

P: Così, ad esempio, una scopa è chiaramente un cavallo per un bambino mentre per un grande è... una scopa

F: Sì, così... perché il grande la usa per pulire

P: Certo. Perché per i grandi la cosa più importante è avere un tetto sulla testa e qualcosa nel piatto; alzarsi, mangiare, dormire

F: (annuisce)

P: Ed è giusto che sia così

F: (sorpreso... sente che lo sto strappando dal suo mondo magico per ricondurlo a quello dei doveri)

P: Certo che deve essere così: non si può sognare se non si vive. Per prima cosa bisogna mantenersi vivi, no? Il problema nasce dopo: quando alzarsi, mangiare, dormire non è più la condizione necessaria per poter sognare, progettare, creare, amare. Il problema nasce quando lo strumento diventa così importante da essere messo al sicuro anche dai danni che il corretto utilizzo può arrecare.

Insomma, caro figlio: i grandi sono così presi a sopravvivere che dimenticano di vivere. In questo sono stupidi

F: Non stupidi. Forse ciechi.


Buona lettura, cucciolo mio.