Non siamo che filtri?

07.05.2017

Sento a volte parlare di qualcosa che - lo ammetto - fatico a capire. Mi capita di sentire espressioni del tipo: "Vorrei mollare tutto, vorrei che la società smettesse di condizionarmi: vorrei essere 'me stesso'".

E mi domando: ma cosa sarà mai questo "se stesso" che prescinde dalla società e dal mondo?

Chi sei tu? Chi sei se non il tuo modo di reagire al mondo: di amarne certi aspetti e odiarne altri e così via?

E che cos' è questo "se stesso" se non una collezione di memorie del mondo e della nostra interazione con esso?

Quello che uno chiama "io", un altro lo chiama "mondo", "società" eccetera: non c' è una reale divisione tra l'io ed il mondo così come non esiste tra l'uomo e la natura: l' uomo è parte della natura e il fatto di sentirsene separato è solo frutto di una visione soggettiva delle cose. In realtà il mondo fa l'uomo mentre l'uomo fa il mondo.

Ecco, se dovessi proprio pensare ad una definizione del "se stesso", allora parlerei di qualcosa simile ad un filtro.

Attraverso i cinque sensi l' uomo si nutre del mondo: lo mangia, lo annusa, lo vede, lo ascolta, lo tocca; il mondo ci attraversa e - attraversandoci - viene trasformato: viene parzialmente e temporaneamente trattenuto in forma di carne e sangue, in parte trasformato in materia meno nobile, in altra parte diviene quello che pensiamo, che facciamo, in atti, pensieri e parole che tornano ad interagire col mondo.

Nulla si crea, nulla si distrugge

Guardati attorno e dimmi:

in cosa trasformi il tuo giorno?

Racconta: in cosa si trasforma il mondo che ti attraversa?