Nulla è evidente per chi non vuole vedere

07.05.2017

Si racconta che, qualche secolo fa, un nobile decaduto e ricoperto di debiti abbia deciso di organizzare una lotteria: in palio metteva il proprio castello ma, almeno, coi proventi si sarebbe liberato dei creditori.

Tutta la popolazione aderì massicciamente; ci pensate: un misero biglietto era un potenziale primo premio! Tutti presero a sognare ad occhi aperti; qualcuno faceva il cinico e negava di farsi illusioni ma il biglietto nella tasca lo smentiva: nessuno partecipa ad una lotteria se non nutre - almeno nel profondo del proprio cuore - la speranza che la Fortuna possa bussare finalmente alla porta.

Il nobiluomo ebbe di che saldare i propri debiti, la popolazione ebbe un sogno da cullare.

Il giorno dell' estrazione arrivò e il biglietto vincente risultò essere... quell' unico biglietto acquistato dal nobile decaduto, che si tenne dunque soldi e castello.

Ciascun popolano disprezzò se stesso e la propria ingenuità in misura diretta alla forza con cui aveva creduto alle proprie speranze.

Quando ho sentito questa storia non ho potuto far a meno di pensare alla favola della democrazia borghese, all' utopia dei cittadini che, tramite i partiti - limpido esempio di rappresentanza della volontà popolare - decidono della propria organizzazione, delle proprie leggi e della priorità dei problemi da risolvere.

Ogni singolo giorno vediamo la volontà popolare sacrificata di fronte alle pressioni di lobby, banche, gruppi padronali, che premono tramite i mezzi di comunicazione (tutti di loro proprietà) e le loro istituzioni (che interloquiscono e pongono condizioni agli stati senza mai essere stati votati da nessuno).

Se proprio dovessi cercare una differenza tra gli ingenui popolani della storia e gli elettori, direi che la più evidente è questa: i primi si sarebbero ben guardati dal partecipare ad una seconda lotteria.