Strabilianti conquiste dell' ideologia post-ideologica

07.05.2017

E' patrimonio e conquista indiscutibile della moderna democrazia borghese la condanna dell' antica discriminazione basata su sesso, razza, opinione eccetera.

A scavare meglio, tuttavia, pare che da condannare non sia la discriminazione in sé ma solo "un certo tipo" di discriminazione.
Nell' epoca feudale, in cui il potere si reggeva sul volere divino, si era condannati in base al credo religioso: se non sei allineato all' ideologia dominante, se non riconosci le basi del mio potere, vai eliminato. Era un' epoca patriarcale e, di conseguenza, la donna andava tenuta al suo posto: non proprio assieme alle bestie ma certamente non al livello dell' uomo.
Nell' epoca del mercantilismo accade lo stesso - o meglio - il medesimo principio trova una forma più moderna ed adeguata alla nuova base del potere: sei discriminato in base a quanto consenti di guadagnare. L' ebreo è accettato nei salotti buoni - magari non proprio in tutte le stanze ma può uscire dal ghetto - purché le sue doti portino scudi sonanti al potente di turno.
La nuova e più moderna discriminazione sembra a noi tutti più accettabile, poiché prescinde dall' accidentaltà e poggia esclusivamente sui meriti individuali: sei discriminato non in base alla tua provenienza ma per quello che vali.

Nessuno si sognerebbe mai di mettere in discussione l' imparzialità e giustizia di tale "meritocrazia"; sembra che nascere africano sia un fatto accidentale ma non nascere povero: questa è una colpa da espiare.
Sembra che nascere giudeo prescinda dalla volontà dell' individuo ma non nascere di gracile costituzione o di intelletto debole.
Pare evidente ai nostri occhi civili che aver per padre un servo della gleba non possa costituire una condanna benché lo sia non nascere figlio di notaio.
Il lettore critico starà probabilmente obiettando che la nuova forma di discriminazione è di fatto edulcorata da un principio ancor più moderno ed improntato all' equità: il diritto a pari opportunità.
Supponiamo per un istante che tale diritto abbia veramente cittadinanza nella società moderna; supponiamo che promettere ad ogni elezione di orientare il sistema verso tale principio non sia una chiara ammissione che queste "pari opportunità" non vivano - appunto - che nella ideologia delle promesse elettorali; supponiamo che davvero avere a disposizione milioni non renda più facile competere ed intraprendere che essere privi di fondi; supponiamo che avere a disposizione i migliori insegnanti e i migliori contatti non renda più facile la strada. Insomma: supponiamo di vivere su un altro pianeta, in sostanza.

Quand' anche ci trovassimo su questo fantomatico pianeta - che non venderò per reale o possibile, visto che siamo in un' epoca "post-ideologica" e che tale società delle pari opportunità vive, appunto, solo nell' ideologia - quale sarebbe il cardine, il principio ultimo su cui si fonda la giustizia sociale di tale società? Che il forte prevalga "legittimamente" sul debole.
Non ho per fortuna bisogno di inventare motti o slogan per sintetizzare questo moderno principio; ne trovo uno bello e pronto, forgiato un paio di millenni fa e poi riproposto regolarmente: "homo homini lupus". A questo antico adagio sembra improntata la nostra modernissima ideologia post-ideologica.