Copertina

Il potere può

Criticami se non faccio bene quel che alla mia essenza si conviene - una porta senza serratura o un dottore che non cura - Solo, non mi devi giudicare quando faccio quel che devo fare, quando piego tutto al mio volere, perché io sono il Potere. Forgia la catena all’esecrando, segua la tua arte il mio comando: Prova pure pena per l’amico ma eseguendo quel che dico. Tu puoi esser mite, caro Efesto, ma il buon cuore a me non può esser chiesto. Farti agire contro il tuo volere: che cos’altro è il Potere? Io sono il Potere, colui che mi possiede rende i suoi bisogni tue necessità: se ha fame tu cucini, se fa la guerra muori e se ha sete tu fai il vino che berrà. Del resto, è vero o no che il potere può? Una luce che colpisca meno e che al suo bagliore ponga un freno, non la temperanza a ciò la induce: è soltanto meno luce. Non aver barriere quindi è un vanto e spingermi oltre al giusto lo è altrettanto. Del sopruso non mi so dolere: è misura del potere. Faccio quel che è mia natura fare, come chiedi al fuoco di bruciare e vorresti mite solo quando casa tua sta bruciando. Chiedi forse al sole refrigerio? Chiedi a un commediante di esser serio? Tutto canta la propria canzone: e il potere impone. Io sono il potere, colui che mi possiede rende i suoi bisogni tue necessità: se ha fame tu cucini, se fa la guerra muori e se ha sete tu fai il vino che berrà. Lo dice il nome, o no, che il potere può.

Efesto

Dai, aiutante dai, passa: dammi il martello forgiato da me stesso con amore. Sognavo, io storpio, di far meraviglie con quello: far nascere gioielli dal sudore. Efesto prende e guarda il martello come una madre il figlio al primo vagito poi pensa che quel figlio sta per rendere il castigo di Prometeo più crudele e sgradito “O figlio: non ti avessi partorito…” Passami quelle tenaglie, amiche preziose, forgiate in un tumulto di scintille perché nel plasmar la materia in mirabili cose, le mani mie valessero per mille. Efesto prende e guarda le tenaglie come una madre il figlio sano e giocondo poi pensa che quel figlio sta per rendere il tormento di Prometeo più crudele e profondo “O figlio: non ti avessi messo al mondo…” Queste creature, questi figli di cui canto son ciechi alle intenzioni: le realizzano soltanto. Se beve aceto, non darà vino la spugna e nessuna cosa è meglio della mano che la impugna. Prendi la morsa, la mola, poi prendi i bracieri e i sogni miei mettiamoli da parte: credevo gran cosa mutare in realtà i desideri ma non l'avessi avuta io quest'arte. Efesto prende e guarda gli strumenti come una madre il figlio tanto aspettato poi pensa che destino di quel figlio è farsi braccio di un potere che lo vorrà spietato “O figlio: non ti avessi generato…” Queste creature, questi figli di cui canto son ciechi alle intenzioni: le realizzano soltanto Se beve aceto, non darà vino la spugna e nessuna cosa è meglio della mano che la impugna.

Hermes

Nato da un'ora o forse anche meno il bimbo ignora cosa sia il mondo ma già cerca il seno E il piccolo di tartaruga che vedi sbucare Dalla sabbia ignora cosa sia l'acqua ma già cerca il mare Ermes che vedi Prometeo quaggiù incatenato C'è un servo qui alla rupe ma solo da che tu sei arrivato Ermes quel tuo piede alato mi muove al sorriso Sei libero di andare ma solo dove Zeus ha deciso La sola libertà la forma più pura È scoprire servire fedele la propria natura Libero il sole sorge ogni giorno da oriente Libero accetta la morte ogni sera a occidente Libero di essere il sole o non essere niente Se questo pianeta potesse dar fiato Direbbe di far orbita al sole perché innamorato Pensasse la bussola di un navigatore La sua attrazione verso il magnete direbbe che è amore Ermes che nutri il tuo orgoglio della mia sventura La tua libertà non la cambio con questa tortura Ermes tu fai quel che devi io quel che bisogna Io sopporto meglio il castigo tu la vergogna La sola libertà la forma più pura È scoprire servire fedele la propria natura La libertà di una stella è dar luce nutrendo la fiamma inclemente Di consumare se stessa in un fuoco splendente Libera di essere stella o non essere niente

La rupe

C'è chi attende C'è chi attende alla fermata un bus che non sa neanche dove porta Sa che quello giusto passa altrove ma a lui in fondo poco importa Da qualche parte dice arriverò e in fondo cosa importa dove Aspetto qui perché c'è una tettoia e questo pomeriggio piove E incontra la sua pena sul cammino Imboccato per sfuggire al suo destino C'è chi spinge C'è chi spinge come Sisifo un gran peso su una ripida salita Un carro colmo delle cose che ha creduto di volere nella vita E spinge bestemmiando col sudore sulla fronte lungo il dorso E ancora getta dentro il carro tutto quel che trova sul percorso E incontra la sua pena sul cammino Imboccato per sfuggire al suo destino C'è chi cade C'è chi cade da cavallo e dice che era stanco di montare C'è chi inciampa e cade a terra e dice che voleva riposare E fan di sé un ritratto dove tutti i loro guai sono scomparsi Poi ci si piazzano davanti e si convincono piangendo di specchiarsi E incontra la tua pena sul cammino Imboccato per sfuggire al tuo destino C'è chi teme C'è chi teme più di tutto di nuotare contro la corrente Si rassegna ad ogni cosa e fa di tutto per non fare niente Vive nel timore del castigo che comporta ribellarsi Sceglie l'obbedienza anche se l'ordine impartito è suicidarsi E incontra la sua pena sul cammino Imboccato per sfuggire al suo destino C'è chi guarda C'è chi guarda una scultura e vede solo i colpi del martello Pensa al marmo tormentato dalla crudeltà dello scalpello Lieto di scampare alla violenza di cui il marmo è fatto segno Lieto d'aver scelto di non esserne considerato degno E incontra la sua pena sul cammino Imboccato per sfuggire al suo destino

Crono

Chiedere è lecito se serve a qualcosa Però se non sposta le cose di un metro È una domanda senza scopo e tediosa Come: "Cosa faresti se tornassi indietro?" Tornassi indietro scelgo ancora di stare Dalla mia parte senza alcun compromesso Che se per vincere mi tocca indossare La tua divisa vinco contro me stesso Quello che ho fatto è figlio di quel che ero E certo non trovo un risultato migliore Vincer tradendo quel che voglio e che spero Che quella sarebbe la sconfitta peggiore Dice qualcuno fossi stato prudente Avrei salvato un po' di quel che ho perduto Ma fossi stato come vuole la gente Quello che ho perso non l'avrei mai avuto Io sono Crono ed ho sconfitto mio padre Questo è il primo servigio che ho reso al mondo Ho bloccato i miei figli dentro la loro madre Non ci sono riuscito e questo è il secondo Io sono Crono e posso dirvi attenzione Che il passato non muore e non è neanche passato Mi dite sconfitto incapace d'azione E intanto adorate i figli che ho generato Io son quel Crono che sul mondo ha regnato E dicon nel Tartaro dopo aver perso Ma io sono adesso dove son sempre stato È il mondo che è andato in un posto diverso Il mondo è un cavallo che tu puoi cavalcare Che puoi credere tuo e puoi nutrire di biada Ma se provi soltanto a dirgli dove svoltare Scopri che facevate solo la stessa strada Il mondo è un po' come quegli strumenti rari A cui per suonare serve un artista E dici orgoglioso ecco il mio Stradivari E non capisci che invece sei tu il suo violinista Ma quale valore può aver potere Se vuol dire suonare uno spartito già scritto Vada il cavallo dove lui vuole andare Io sono Crono: seguirò il mio tragitto Io sono Crono ed ho sconfitto mio padre Questo è il primo servigio che ho reso al mondo Ho bloccato i miei figli dentro la loro madre Non ci sono riuscito e questo è il secondo Io sono Crono e posso dirvi attenzione Che il passato non muore e non è neanche passato Mi dite sconfitto incapace d'azione E intanto adorate i figli che ho generato

L' aquila

L'alba! Inizia un altro giorno, che ormai è solo il nome di un'aquila che viene a banchettare col mio addome. Arriva col mattino, implacabile mi strazia, si nutre del mio fegato e va via che non è sazia. "Castigo" è il suo destino, l'eternità il suo gioco: è la mia punizione per aver rubato il fuoco. Ma l'aquila che vedi non si può compararla all'orrore di una notte buia e niente a rischiararla non si può comparare a una notte che non splenda, ad una vita buia e niente che l'accenda. Quest' aquila che vedi, che fa così paura, credetemi davvero era la scelta meno dura. Per questo il mio supplizio cosciente l'ho accettato: rubando il fuoco io sapevo quel che avrei pagato Ognuno ha la sua aquila e condanna sulla schiena: possa la tua vita valere la tua pena. Per me, se c'è qualcosa che d'interessante affiora in un essere umano, è proprio ciò che lo divora: lo sprone che lo incalza, è ciò che lo tormenta, l'urgenza che lo insegue e la passione che alimenta. Chi spende la vita intento a conservarla e chi sa che quello è il modo più sicuro per sprecarla. Chi si vuole eterno ha paura di ogni cosa, gli altri hanno paura di una vita silenziosa. Perché ci son due tipi, due categorie di gente: chi muore per qualcosa e poi c'è chi vive per niente. Chi lotta coi leoni perché ha grandi progetti, chi viene lentamente consumato dagli insetti. Ognuno ha la sua aquila e condanna sulla schiena: possa la tua vita valere la tua pena. Risuonerà nei secoli il fragore del mio tonfo ma canterà il mio nome come il massimo trionfo, così come corona si fa il destino atroce di Socrate, di Bruno, Galileo e di un altro in croce. L'aquila la manda a donarmi questo inferno chi spera che "presente" faccia rima con "eterno", però cadrà il suo regno e già vedo quel momento, perché di eterno al mondo c'è soltanto il cambiamento.

Il fuoco rifiutato

Uomo: tu sei come la spiaggia, i tuoi sogni l’onda del mare che incessante ti dice “assaggia” e sa bagnarti e non dissetare. Con il fuoco agli dei sei pari, puoi forgiare ora il tuo cammino ma tu forgi dei nuovi altari su cui mendichi il tuo destino. Uomo: tu sei come un torrente, il tuo destino l’alveo in cui scorre: sembra guidi lui la corrente ma lo scava chi lo percorre. Con il fuoco puoi traboccare oltre l’argine che ti chiude ma chi teme di farsi mare sopravvive come palude. Chi cerca trova e, chi non trova una via per andare, forse cercava porte chiuse e una scusa: una scusa per restare Uomo che dai le spalle al sole, la tua vita è l’ombra che getti: credi vada lei dove vuole e seguirla ciò che ti spetti. Con il fuoco che ti precede scopri: è l’ombra a seguire il piede. Ma è difficile da accettare per chi vuole un fato da incolpare Chi cerca trova e, chi non trova una via per andare, forse cercava porte chiuse e una scusa: una scusa per restare

Copertina

Concept album ispirato al "Prometeo incatenato" di Eschilo ma parla soprattutto dell'uomo contemporaneo e del rapporto col potere, dove il potere non è solo Zeus: è abitudine, paura, ignavia, deresponsabilizzazione, desiderio inconfessato di obbedire.

Tra dèi antichi, fuoco rubato e condanne eterne, le canzoni attraversano temi come l'obbedienza, il destino, la responsabilità individuale e il rifiuto del cambiamento.

Prometeo, Efesto, Hermes e Crono diventano così voci diverse di domande sulla libertà, sul suo significato, sulla sua possibilità.

Credits

Tutti i brani sono opera di Roberto Maratea