Copertina

Sai che…

Sai che una vita è come un bicchiere: trasparente, vuoto: non ha sapore Sai che è solo quel che ci versi dentro a dargli il suo profumo, a dargli colore? Sai che una vita andrebbe vissuta come leggi un libro letto in passato? Non per un finale già più che noto ma per le emozioni che ti ha donato Sai che nessun uomo è dove spera di stare ma si trova sempre dove ha scelto di andare? Niente ti appartiene, niente ti è dovuto quello che possiedi è solo quello che hai vissuto Guarda il tuo domani, è dove portano i tuoi viaggi e inizia con le scelte che hai il coraggio di fare oggi Sai che una vita è un vaso di vetro: trasparente, senza grande valore Sai che è solo quel che ci metti dentro a farne qualche cosa, a dargli colore? Non da quel che dice di voler puoi capire quel che un uomo fa, quel che si astiene dal fare ma da ciò che compie sai per certo che vuole: dove un uomo ha il suo tesoro, là c’è il suo cuore Niente ti appartiene, niente ti è dovuto quello che possiedi è solo quello che hai vissuto Guarda il tuo domani, è dove portano i tuoi viaggi e inizia con le scelte che hai il coraggio di fare oggi

L’ ordinario

Mi pare evidente che a nessuno è consentito immaginare qualcosa di più elevato di quel che sa pensare Per l’uomo ordinario il diverso è sempre “strano” e mai “speciale” Non concepisce che non sia da tutti nutrirsi di ghiande: l’ ordinario non sa immaginare il grande Disse Agostino: inutile spiegare al secchio il mare lo prende a piccole dosi, di più proprio non può fare E un piccolo bicchiere di una botte che mai può contenere? Non puoi trovare grandi risposte in piccole domande e l’ordinario non sa immaginare il grande Fra tutti gli ordinari il peggiore che infesti queste lande è quello privo pure del garbo di non starmi troppo intorno Non sopportando d’essere meschino ma incapace d’ esser grande cerca in ogni modo di far piccolo quel che gli sta attorno Perfino la più grande delle querce un tempo fu un piccolo seme infatti grandi non si nasce ma si diviene Perciò chi spera di ingabbiare il tempo ed il futuro che già preme non ha compreso che resta piccolo ciò che non si espande e l’ordinario non sa immaginare il grande Fra tutti gli ordinari il peggiore che ti possa capitare è quello in cui l’ambizione ha inoculato i propri germi D’ essere il più piccolo fra gli uomini non lo può sopportare così si impegna tutto diventare il più grande dei vermi

Alexa: vivi

Che cos’è meglio: esser sempre sazio o un buon piatto da gustare? Che cos’è meglio: non aver mai sete o un buon vino da assaporare? Che cos’è meglio, se ascoltare quello che già sai ti stanca e il bacio che dà gioia è il bacio che ti manca? Che vai cercando? Il solitario già riuscito e il rebus già risolto? Che vai cercando? L’enigma già capito e che qualcuno ha già sciolto? Che vai cercando, se ogni sfida aperta è un buon motivo Un’ottima occasione per sentirsi ancora vivo? Alexa scegli: metti una playlist che non ho voglia di cercare Alexa scegli: trovami un bel film che non ho tempo di pensare Alexa chiama mia madre che non voglio farlo io ascolta le sue storie, Alexa: vivi al posto mio Ma che fatica lottar con le parole: ben più facile è restar zitto Ma che fatica un foglio bianco invece di un quaderno già tutto scritto Ma che fatica, ma se la perfezione è sempre uguale ciascuno sia quel modo in lui solo sai sbagliare

Bruchi & farfalle

Ognuno prima o poi è inciampato in gente rimasta in gola come un groppo Entrata nella nostra vita accompagnata da un “purtroppo” Qualcuno che hai potuto incontrare perché anche alle aquile può capitare Di scendere a terra tra i polli ma costoro non riescono a seguirti quando poi ti alzi in volo Tutti hanno incontrato qualcuno chiamato “amico” un maledetto giorno Non perché di ciò fosse degno ma perché non c’era un vero amico intorno Tutti hanno un percorso da fare e farlo soli può spaventare Ma peggio è trascinarsi dietro lungo la via chi toglie il bello di star soli senza dare compagnia Da bruco era normale strisciare Non c’era niente più sensato da fare Da bruco era normale strisciare Ma adesso son farfalla: è tempo di volare Al bruco son di intralcio le ali, per la farfalla è ignobile strisciare Le tane che chiamavi rifugi son la prigione che ti vieta il volare Saluta chi ti tiene a terra, la tua rassicurante zavorra E non aver timore di viaggiare da solo perché i tuoi veri compagni già ti attendono in volo Da bruco era normale strisciare Non c’era niente più sensato da fare Da bruco era normale strisciare Ma adesso son farfalla: è tempo di volare Quando ti consigliano di ignorare i tuoi istinti e darti per domo Puoi sceglier tra ignorare il consiglio o di essere un uomo

Il conformista

Così va dicendo chi segue la corrente: “Se tutti lo dicono dev’essere vero” Ma il raglio dell’asino non vale niente di niente e niente per mille fa zero Nessuno del vero è padrone È un viaggio che non ha mai fine Ripete una vecchia lezione chi pretende di esserne il faro: docente rimasto scolaro Più comode le convenzioni Più facile star nella folla Che farsi le proprie opinioni Ma quando a pagar sono io Lascia che sbagli a modo mio Così va dicendo chi segue la corrente: “Dev’essere giusto se tutti lo fanno” Ma se chi sta al buio non può veder niente Nel buio neppure un milione vedranno Ciascuno faccia il proprio verso Così come accade in natura Sarebbe davvero perverso Vedere una pietra volare E sentire un giaguaro belare Ma costa fatica e anche molta Far la propria voce nel branco Così il conformista ogni volta Al cielo, che impone un’ascesa Preferisce l’inferno in discesa Così va dicendo chi segue la corrente: “Se tutti lo dicono dev’essere vero” Ma il raglio dell’asino non vale niente di niente e niente per mille fa zero Così va dicendo chi segue la corrente: “Dev’essere giusto se tutti lo fanno” Ma se chi sta al buio non può veder niente Nel buio neppure un milione vedranno

Dirotta i binari

Son fermo alla stazione aspetto di vedere il treno Son fermo alla stazione aspetto di sentire il treno Vorrei tanto farlo a pezzi ma non posso farne a meno Un treno sta partendo e va nel posto che io sogno Un treno sta partendo e va proprio dove sogno Io anche oggi vado dove mi ordina il bisogno E sembra d’ essere spettatori del proprio destino Che spreco guardare la vita da dietro un finestrino E sui vagoni il gregge indifferente stipato al caldo con più pancia che cervello bela le lodi dei viaggi ferroviari E il treno corre e noi facciam finta di niente ma a me non basta un viaggio comodo al macello e grido forte: “Dirotta i binari” Un fischio mi attraversa ed il fumo vela il cielo Un fischio ci attraversa e fumo nero oscura il cielo Il treno inghiotte un carico di bestie senza pelo E sembra d’ essere spettatori del proprio destino Che spreco guardare la vita da dietro un finestrino E sui vagoni il gregge indifferente stipato al caldo con più pancia che cervello tesse le lodi dei viaggi ferroviari E il treno corre e noi facciam finta di niente ma a me non basta un viaggio comodo al macello e grido forte: “Dirotta i binari”

Metonimia

Un libro non è un contenitore di parole Un libro è la storia che ascolti e ti diverte o commuove È un tutt’uno con quel che racconta, come il giorno ed il sole Come l’alba prima di un raggio di luce è un viaggio prima che parta una pagina che non racconti niente è solo un pezzo di carta Un disco non è un contenitore di canzoni Un disco è le note che suona: energia, emozioni così come sono uniti nei fulmini i lampi ed i tuoni Come un’aristocrazia priva d’onore è solamente una casta un disco senza suoni e senza musica è plastica e basta La vita è una sorta di metonimia come quando dici “bevo un bicchiere” e intendi “bevo quel che contiene” E il tempo non è quello che credi che sia ma come un pallone che gonfi con la vita che dentro ci soffi Un sacco non ha una propria forma definita Un sacco ha la forma di quel che ha dentro, come la vita conta solo per quel che contiene e non per chi lo porta Scegli bene ciò di cui ti nutri perché è ciò che sarai e pensa che un tutt’uno sono il tuo cammino e i passi che fai La vita è una sorta di metonimia come quando dici “bevo un bicchiere” e intendi “bevo quel che contiene” E il tempo non è quello che credi che sia ma come un pallone che gonfi con la vita che dentro ci soffi

Il filo di Sofia

Tu che sai indicarmi differenze dove tutto sembra uguale, tutto ha un solo nome Poi mostri l’uguaglianza che è sommersa là dove ogni cosa appar diversa: tu non hai valore e appari muta solo a chi non ti ha mai conosciuta Se la notte rende tutti uguali i fiori col tuo lume ne fai vivere i colori. E proprio come un fiore doni l’aria anche a chi non ti sa necessaria: tu non hai sostanza e appari muta solo a chi non ti ha mai conosciuta Per quanto rapido tu possa andare o in alto volare non raggiungerai quel posto che non sai dove sia Un filo può invece bastare, come fu per Teseo, a trovare il cammino, anche il più nascosto e tu sei il mio filo, Sofia Poi spegni la luce quando vuoi guardare quel che si nasconde dietro a ciò che appare “Anche il buio mostra cose belle” dici e intanto indichi le stelle: tu non sei concreta e appari muta solo a chi non ti ha mai conosciuta Tu attorniata da chi nelle tue parole cerca come dominare anche sul sole Ma agli amici indichi i bambini, che senza scopo inseguono aquiloni: tu non servi a niente e appari muta solo a chi non ti ha mai conosciuta Per quanto rapido tu possa andare o in alto volare non raggiungerai quel posto che non sai dove sia Un filo può invece bastare, come fu per Teseo, a trovare il cammino, anche il più nascosto e tu sei il mio filo, Sofia

Credits

Roberto Maratea

Testi e musica

Arrangiamento e produzione

I brani sono realizzati da Roberto Maratea tramite la piattaforma SUNO / 2026

Queste canzoni sono una carrellata di anime morte e anime vive. Il tema, pur trattato sotto angolature diverse, è sempre quello indicato dal titolo dell' album: Un sacco non ha una propria forma definita: un sacco ha la forma di quel che ha dentro, come la vita

Copertina

Queste canzoni sono una carrellata di anime morte e anime vive. Parlano di conformismo e libertà, di paura e coraggio, di uomini che si lasciano trascinare e di uomini che scelgono la propria strada. 

Come recita il pezzo che dà il titolo all' album:

Un sacco non ha una propria forma definita: un sacco ha la forma di quel che ha dentro, come la vita