Nietzsche
È solo un riflesso del mondo chi nutre il suo cuore Di "no" a quel che teme anziché coi "sì" a quello che vuole È un uomo che meglio sopporta la sconfitta che accoglier la sfida E il suo, giorno è un peso che porta, che porta e però che non guida Un uomo è come un progetto, un'intenzione Diventa realtà solamente tradotto in azione Se no è come quel che uno specchio, riflettendo il tuo volto descrive Che imita in tutto l'aspetto, di un uomo e però che non vive. Tu, luna riflessua tnel secchio, tu imitazione, prigioniero e prigione Tu puoi Tu, dai capovolgi lo specchio: sia il mondo il riflesso di quello che sei E che vuoi Un uomo come ogni altra cosa che esista nel mondo È il modo in cui cambia e trasforma quel che gli sta attorno E un uomo che non si fa azione, un volere che non produce È un fuoco senza calore, è una fiamma che non dà luce Tu, luna riflessua tnel secchio, tu imitazione, prigioniero e prigione Tu puoi Tu, dai capovolgi lo specchio: sia il mondo il riflesso di quello che sei E che vuoi
Achab
Diventar maturi a volte il lascia il retrogusto di barattar con l'utile il tuo senso per il giusto. Il buon senso a volte sembra il nome del tragitto che ti porta a calcolare il giusto sul profitto. Pur sedendo sopra a un trono coi suoi sogni muore un uomo Scorda le passioni e invece fai come la gente che non si commuove se non ci guadagna niente. Ma questo più che vivere mi sembra far melina: mi sembra vender l'auto per comprarsi la benzina Pur saziando i suoi bisogni un uomo muore coi suoi sogni Il campo è fatto per chi corre non per chi cammina chi ha paura di sporcarsi può anche starsene in panchina Ed ogni giorno speso non vivendo a modo mio è un teatro senza musica, è una chiesa senza dio Pur scampando a tutti i mali muori insieme ai tuoi ideali Fai quello che ti chiedono, non quello che ti piace e poi sei a tuo agio come un capro sulla brace Fai quello che ti chiedono, non quello che ti riesce e poi sei a tuo agio come un'esca in bocca a un pesce Uomo sei un braciere: non pensar neanche per gioco di valer qualcosa se fai spegnere il tuo fuoco E l'uomo che rifiuta quello che è nato per fare è un po' come una miccia che rifiuti di bruciare Viva tanti o pochi giorni un uomo muore coi suoi sogni Uomo resti privo d'ali quando uccidi i tuoi ideali Uomo non hai altra opzione muori con la tua missione
Diogene e Alessandro
Ed un giorno Alessandro domandò al suo maestro: c'è forse qualcosa che non ho ancora visto? C'è forse qualcosa ancora che io non conosco? Il maestro rispose al padrone del mondo: tu hai già conosciuto anche il mistero più profondo ma recati oggi sulla piazza di Atene Vedrai un uomo che non ha più catene Vedrai un uomo che non ha più catene Alessandro stupito salì sul cavallo e partì così svelto che anche il vento gli tirava il mantello a vedere qualcosa che, come il dio Nettuno, è sulla bocca di tutti da sempre ma non ha visto nessuno E quando fu giunto nel luogo indicato vide una folla ed ognuno era inginocchiato: tutti rendevano omaggio al re sulla piazza di Atene Tutti eccetto un uomo senza catene Tutti eccetto un uomo senza catene E quando il più grande fu tanto vicino che la sua ombra ricopriva il saggio uomo chiese a Diogene, che era ancora sdraiato: "So che cerchi l'uomo: dimmi che cosa hai trovato" Il cinico disse: "Lungo il mio sentiero ho visto uno schiavo, anzi il mondo ne è pieno. Ho visto un giusto e adesso un re sulla piazza di Atene E vedo che anche egli ha le proprie catene E vedo che anche egli ha le proprie catene" "E lo schiavo indossava Una veste antica E il suo colore era quello della fatica E ho visto che mentre, il giusto langue Le mani del re sono sporche di sangue Le mani del re sono sporche di sangue" Alessandro ascoltava ma non capì con certezza se provava più rabbia vergogna o tristezza ma disse al saggio: "Che vuoi per le tue parole?" Ed egli rispose: "Va e ridammi il mio sole" Ed egli rispose: "Va e ridammi il mio sole"
La comune di Parigi
Prendevano il vino, prendevano il pane La loro moneta era la fame Pagavan con quella il padrone e il mezzadro: Si sa che non è furto rubare ad un ladro Si sa che non è furto rubare ad un ladro Giocavan col fato, rischiavano ogni bene Rischiavan quel che avevano ossia le catene Rischiavan col sorriso e con le menti serene: Facile farlo se anche perdere è un bene Facile farlo se anche perdere è un bene E vennero uomini dalle ricche vesti A chiedere il motivo di quei folli gesti Dicevan: non vediamo alcuna ragione Per far dei vostri corpi carne da cannone Per far dei vostri corpi carne da cannone Qualcuno rispose a quelle richieste: Se foste al nostro posto, capireste Puoi ignorare la causa ma su questo ragiona: Se vale il mio sangue deve essere buona Se vale il mio sangue deve essere buona Portavano via l'errore dalla capitale Portavano via l'errore dalla capitale Portavano via l'errore dalla capitale Portavano via l'orrore del capitale Non gettiamo la vita in cambio di una morte certa Perché essa lo è sempre, non è una scoperta Quello che vogliamo e per cui stiamo lottando È viver da uomini o morire tentando È viver da uomini o morire tentando Qualcuno la vita la guarda, ne parla E non la tocca per paura di rovinarla Donna che piangi il compagno perduto Donna sii fiera che il tuo uomo è vissuto! Donna sii fiera che il tuo uomo è vissuto
Lettere da lontano
Lettere scritte da lontano, da un luogo chiamato 'Novecento' con inchiostro che mai scolorisce e su carta immune agli attacchi del tempo Più forte del raglio dei dotti ignoranti al soldo di chi sempre asserì d’ aver fatto denaro col duro lavoro senza dir col lavoro di chi Lettere di avvertimento al gigante schiacciato dal nano al fabbro che forgia da sé la catena che gli lega la mano a colui che si piega sfinito sui mattoni della casa in cui non vivrà mentre c’ è tanta gente che ha ancora il coraggio di chiamar tutto ciò civiltà Amico ascolta, amico impara Compagno insisti che la lotta è dura Lettere per ricordare che cosa vuol dire "vittoria" che avere una gabbia più grande è libertà solamente illusoria Soffiare via il fumo anziché spegnere il fuoco è lottare soltanto a metà perché di certo domani colui che ha le chiavi quel che oggi concede riavrà Lettere scritte da lontano in lingua non certo complessa: cambiano i burattini ma la storia è davvero la stessa Ed in ogni sistema come in ogni commedia non ci sono persone ma ruoli e colui che ti svela le trame di ieri parla d’ oggi perché sono uguali Amico ascolta, amico impara Compagno insisti che la lotta è dura
Guai ai vinti
Il giorno che il barbaro Brenno costrinse i romani sconfitti a ricordare quel che chi ha senno sa bene intorno ai diritti disse: “Nessuno può avere più di ciò per cui è pronto a lottare Gli allori comprati son finti: guai ai vinti” Quel giorno i romani disfatti scopriron l’iniqua bilancia che pone su opposti piatti chi ha fame e chi ha piena la pancia Dove il ferro del conquistatore si pareggia con oro e dolore la sua gioia con pianti indistinti Guai ai vinti E si illude chi vuol pareggiare i piatti di quel bilanciere che confronta quel che un uomo può dare con quel che pretende di avere Il criterio del ricco non è quanto ha ma quanto ha più di te Se il potente rincorre i suoi istinti guai ai vinti Se la storia ci insegna qualcosa se insegna qualcosa alla gente è che da questa maestra preziosa l’uomo non impara niente Due millenni più tardi ritrovi la stessa bilancia e barbari nuovi Anche nel ghetto ora sono convinti: guai ai vinti Perde i soldi e anche la dignità chi deve comprarsi il rispetto Chi paga per la libertà sappia che non è libero affatto Perché quel che con l’ oro si ottiene è tuo se a chi vende conviene Di lotta i diritti son cinti: guai ai vinti È inutile quindi che il gregge si appelli al diritto o al buon cuore: chi si arrende non conosce altra legge che il volere del vincitore È tuo solo il poco od il molto che puoi impedir ti sia tolto Sento gli echi di Brenno, distinti: guai ai vinti
Vanzetti in tribunale
Quando Vanzetti, quel giorno, entrò nell’aula del tribunale fu indirizzato al banco degli imputati col dito E lui, guardandosi attorno, sospirò un: “Poco male! Fra tutti i posti che vedo mi han dato il solo pulito". Sedendo lì, sulla panca dietro al giudice vede inchiodato un crocefisso che sembra star lì a ricordare che in tribunale può farla franca un Barabba, chi ha ucciso o rubato ma non chi è migliore di chi è messo lì a giudicare Ogni istituzione è un organo in un sistema svolge la sua funzione mantenendolo sano e forte Dove giustizia sociale e libertà sono un problema solo lì, un tribunale, a chi le chiede decreta morte Poco più in là, sorride onesta la foto del presidente onorato che incarna giustizia e il volere del popolo intero Infatti dove la gente protesta lo fa con le cariche dello stato: quelle però degli sbirri schierati con mazza e cimiero A completare la scena, infine una bandiera d’aspetto vetusto a promettere il giusto castigo che spetta in fondo a chi, dentro un confine, non vede niente di sacro o di giusto ma solo la causa e l’effetto di tutte le guerre del mondo Ogni istituzione è un organo in un sistema svolge la sua funzione mantenendolo sano e forte Dove giustizia sociale e libertà sono un problema solo lì, un tribunale, a chi le chiede decreta morte Ogni istituzione è un organo in un sistema svolge la sua funzione mantenendolo sano e forte Per un delinquente è palese che la giustizia si solo un problema Il tribunale borghese a chi chiede giustizia decreta morte
Canzone per Syd
C’ è un uomo che non ha più un nome bruciato dalla propria passione Lo sguardo fisso nel fuoco che brilla nel buio del luogo La fiamma che arde descrive la passione che dentro lui vive in un cuore che mai sarà vecchio e quel fuoco… quel fuoco è il suo specchio L’ uomo raggiunge la gloria quando il sogno diventa memoria e non c’ è più grande peccato che aver potuto e non esser mai stato Fui freccia e centrai il mio bersaglio e fu oblio a sgorgar da quel taglio e dico a quanti mi chiamano matto che quel che avevo da fare l’ ho fatto Si dice che il vero poeta sia chi viaggia ignorando la meta che artista è l’uomo che crea un mondo intero a partir da un’ idea Dipinsi con note e colori pianeti mai visti là fuori e quelle cose son là, son rimaste e son firmate dalla mia telecaster.
Credits
Roberto Maratea
Testi e musica
Arrangiamento e produzione
I brani sono realizzati da Roberto Maratea tramite la piattaforma SUNO / 2026
Gli uomini illustrati in questo album sono specchi dell' umanità. Sono le storie che vorremmo essere: immagini che non riflettono tanto ciò che siamo quanto quel che possiamo essere. Per ulteriori informazioni: https://www.lascintilla.net
Nietzsche, Diogene, Alessandro Magno, Syd Barrett e molti altri: questo album è una collezione di ritratti. Sono personaggi storici molteplici, ciascuno dei quali è un frammento di specchio nel quale cercare la nostra immagine.
Molti uomini per un solo uomo. Un uomo solo per molti uomini.
Perché, in fondo, la storia è uno specchio deformante che ingrandisce i dettagli che vorremmo ignorare e riduce le rappresentazioni che facciamo di noi stessi.
